Piscina Senza Autorizzazioni: Quali Rischi si Corrono?

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Piscina Senza Autorizzazioni: Quali Rischi si Corrono?

Alberti Laura Anna Maria Alberti Laura Anna Maria
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Piscine senza concessioni? A proprio rischio e pericolo. Per poter essere realizzata, una piscina (interrata come fuori terra, se comporta una trasformazione permanente del terreno) necessita di autorizzazioni. Le regole però cambiano di Regione in Regione, talvolta di Comune in Comune, sebbene i permessi più comuni siano sostanzialmente due: la DIA e il Permesso di Costruire.

Ma cosa succede, se si decide di costruire una piscina senza autorizzazione? A quali sanzioni si va incontro? In Italia, le piscine non rientrano nel campo dell'edilizia libera, e procedere senza una concessione è in tutto e per tutto un abuso edilizio: vediamo insieme cosa comporta. 

Piscina senza autorizzazione: cos'è l'abuso edilizio

L'abuso edilizio è un reato urbanistico, che viene compiuto nel momento in cui si effettua un intervento sul territorio senza essere in possesso della necessaria autorizzazione a costruire, o quando l'intervento è difforme rispetto l'autorizzazione concessa. Commettere un abuso di questo tipo comporta una sanzione penale e amministrativa: la prima consiste nell'arresto o nel pagamento di un'ammenda, la seconda nell'obbligo al ripristino della condizione precedente l'abuso.

Realizzare una piscina in giardino senza concessione è a tutti gli effetti un abuso edilizio. Tuttavia, ci sono state negli anni sentenze che hanno introdotto alcune eccezioni.

La sentenza n. 1951 del 16 aprile 2014: quando non si configura l'abuso

Con la sentenza n.1951 del 16 aprile 2014, emessa dal Consiglio di Stato, sembrerebbe possibile installare una piscina prefabbricata come opera pertinenziale al fabbricato principale. C'è però una condizione: la piscina in questione deve avere dimensioni modeste. Tale sentenza ha infatti stabilito che, qualora le sue dimensioni soddisfino il principio di proporzionalità contenuto nel Testo Unico dell'Edilizia (D.P.R. 380/2001), e cioè rientrino entro il limite del 20% del volume dell'edificio principale a cui la piscina funge da pertinenza, questa non possa essere considerata come nuova costruzione e andare quindi incontro ad una demolizione. L'abuso edilizio, dunque, si configurerebbe al superamento del 20% delle dimensioni dell'abitazione.

Ovviamente, è necessario che la piscina non alteri in modo significativo l'assetto del territorio. 

Piscina: quando serve il permesso di costruire

Quando una piscina non può essere considerata una pertinenza dell'edificio principale, è necessario il permesso di costruire. Tale permesso – necessario per gli interventi di nuova costruzione e di ristrutturazione urbanistica – deve essere presentato allo Sportello Unico per l'Edilizia ed è soggetto alla regola del silenzio – diniego: 

  • se dopo 60 giorni (o 120, per i comuni con oltre 100.000 abitanti) non si riceve una risposta, il permesso deve considerarsi negato.

Ma quando, una piscina non può essere considerata di pertinenza dell'abitazione? I casi sostanzialmente sono due: quando la piscina ha un volume superiore al 20% rispetto a quello dell'edificio principale, o quando le norme tecniche degli strumenti urbanistici, relativi alla zona e al valore paesaggistico o ambientale della stessa, la qualifichi come nuova costruzione.

Piscina senza concessione: le sanzioni

In caso di piscine senza concessioni, si configura un abuso edilizio. Ma cosa succede, in questi casi? Chi lo commette è soggetto ad arresto oppure ad una multa di massimo 56.645 euro. Nel dettaglio: 

  • in caso di inosservanza delle norme, delle prescrizioni o delle modalità esecutive, l'ammenda è fino a 10.329 euro; 
  • in caso di assenza del permesso di costruire o di opera in totale difformità, l'ammenda è compresa tra i 5.164 e i 51.645 euro; 
  • in caso di lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio, l'ammenda va dai 15.493 ai 51.645 euro, e si rischia l'arresto fino ai due anni.

Inoltre, in caso si verifichi un abuso edilizio per la costruzione di una piscina senza autorizzazione, si incorre in una sanzione amministrativa: il responsabile dell'abuso è costretto a ripristinare lo stato dei luoghi entro un termine di 90 giorni. Dovrà quindi rimuovere l'intervento illecito, oppure demolire l'immobile; in caso contrario, sia il bene che l'area su cui la piscina è stata costruita verranno acquisiti di diritto dal Comune.

In caso il Comune dia la possibilità di sanare l'illecito, si può evitare la demolizione ma si è tenuti a pagare una sanzione amministrativa di un importo commisurato all'entità del bene.

Le piscine fuori terra

E se si optasse invece per una piscina fuori terra? In questo caso, non esiste una norma univoca: la regolamentazione cambia di Comune in Comune. Tuttavia, si deve far fede al Testo Unico dell'Edilizia: se la sua installazione comporta una trasformazione edilizia e urbanistica del territorio, il permesso di costruire è necessario.

Ci sono Comuni in cui per una piscina fuori terra non è necessario richiedere alcun permesso, altri che dicono precisamente il periodo entro cui smantellare la struttura, altri ancora che chiedono la presentazione di un'autorizzazione preventiva al Comune, assieme ad un progetto firmato da un tecnico che ne attesti la conformità al regolamento edilizio e ai piani urbanistici (è spesso il caso delle piscine fuori terra prefabbricate). Il permesso di costruire è invece indispensabile quando gli interventi sono classificabili come nuova costruzione, ed è il caso delle piscine interrate e delle piscine fuori terra di dimensioni non modeste.

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